Appello


SOLIDARIETA' A ROBERTO SAVIANO



Facciamoci sentire la nostra vicinanza a Roberto Saviano. Facciamoci sentire la nostra solidarietà a questo giovane scrittore napoletano minacciato di morte per aver scritto un libro, “Gomorra”, contro la camorra, e costretto a vivere sotto scorta. Certo per quel che può valere, ma sempre meglio del silenzio e dell'indifferenza. E dell'isolamento politico e sociale, la vera arma dei sicari per omicidi di questo tipo.

Evitiamo di ritrovarci nel clima di una cronaca di una morte annunciata. Il coraggio di Saviano per aver scritto quello che cha visto e detto, in una pubblica piazza in un pubblico discorso, dovrebbe essere anche il nostro coraggio che spesso non abbiamo. La fatwa pronunciata dai clan contro questo ragazzo è intollerante e inconcepibile per le nostre menti. Non si può colpire mortalmente la libertà di espressione e di opinione, concetto molto vicino alla libertà di pensare (vietato pensare era uno slogan degli '70, per chi lo ricorda), perché si arriva rapidamente all'annichilimento della persona. Saviano vive protetto dalle forze dell'ordine in un luogo segreto, rifiuta i premi che gli vengono assegnati per evitare di mettere in pericolo le persone a lui vicino, ha declinato persino l'invito a presiedere un coordinamento di lotta alla mafia per la troppa esposizione, e tutto questo per aver detto delle verità.
Ecco cosa scriveva Saviano sulla rivista Nuovi Argomenti alla fine del 2005: “Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l'odore. L'odore dell'affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E La verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d'economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. E lo sanno le mie prove. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesini di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con la parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: “è falso” all'orecchio di ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, infondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità”.
Eco, Scurari, Serra, Carlotto ed altri intellettuali hanno sottoscritto un appello a difesa di Saviano. Ma è ora che anche il nostro territorio faccia sentire la sua voce. Anche la vostra.

La redazione

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