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Può tracciare un piccolo auto-bilancio dei suoi quasi 10 anni di amministrazione, considerando i programmi elettorali e analizzando i punti di forza e di debolezza del suo operato? E' difficile sintetizzare un bilancio di nove anni di amministrazione del paese. Quando siamo arrivati, ci siamo subito resi conto che c'era stato un lungo periodo di stasi, relativamente ad interventi di riqualificazione e di opere primarie. La rete fognaria era pari al 20-30%, con una rete idrica vecchia e inefficiente, con strade e marciapiedi da rifare.. C'era una situazione strutturale carente. Al di là di tutti i punti del programma elettorale, bisognava dare una risposta anche su questi interventi. L'impegno immediato è stato mettere mano a questa situazione. E non è poco, come impegno di concertazione, programmazione e come impegno economico. Oggi abbiamo quasi completato la rete fognaria, la rete idrica, la pubblica illuminazione e realizzato nuovi impianti laddove non ce n'erano. C'è stata anche l'innovazione tecnologica della macchina amministrativa: non c'era informatizzazione allora, c'era poca conoscenza da parte dei dipendenti comunali dell'informatica. Oggi ogni postazione è stata messa in rete con un computer. Una particolare attenzione è sta riservata per le fasce deboli e per l'impegno sociale. In questi 9 anni abbiamo costruito una scuola media e un istituto superiore. Inoltre, spero di completare il mio mandato con un liceo classico qui a Sant'Anastasia. Riteniamo che la scolarizzazione e la cultura siano fondamentali. Abbiamo poi realizzato la Biblioteca comunale, il centro per disabili "Liguoro". Si apre poi il capitolo riqualificazione delle strade. Abbiamo quasi completato il centro storico e abbiamo già la progettazione e i finanziamenti per completare il Murillo di Trocchia, via Casamiranda, etc.. Anche in periferia sono stati fatti interventi importanti di riqualificazione: la pavimentazione a via Romani e la creazione di uno spazio polivalente, un campo di bocce e una villetta. Voglio ricordare un punto essenziale: per promuovere la socialità sono state installate le giostre nella zona 167. Questa è stata una scommessa, si temeva che sarebbero state distrutte e invece va dato un plauso agli abitanti della 167. Mentre a Ponte di Ferro-Starza, con i nostri interventi, daremo vita ad una piazza. Da citare, inoltre, una delle cose a cui tengo di più: recuperare credibilità nei confronti della cittadinanza rivalutando zone come l'ex-caserma dei carabinieri, il serbatoio dell'Olivella, la villa Tortora Brayda, il Boschetto, il Poggio Verde, che erano situazioni di abbandono, sciatteria e dimenticanza. C'è poi tutta la questione dell'urbanistica. Stiamo per approvare i PIP (Piani di Insediamento Produttivo), il Piano del Colore, il Piano di Traffico Urbano, e a chiusura di tutto un lavoro, il nuovo Piano Urbanistico ci impegnerà nei prossimi 8 mesi con una pianificazione urbanistica quanto più condivisa. Vorrei aprire una parentesi internazionale ricordando il gemellaggio con Betlemme, alla quale abbiamo dato un aiuto concreto, ma soprattutto vicinanza e solidarietà. Va menzionato il lavoro fatto per il ripristino della legalità all'interno delle scuole. Oggi Sant'Anastasia è una delle poche province ad aver vinto la guerra a favore dei caschi, istituendo tra i giovani la cultura della sicurezza stradale. A breve inizieremo anche con la sosta. In questi anni, invece, il rammarico maggiore, è se tutto questo lavoro abbia aiutato a costruire una coscienza civile, il senso della comunità. Avrei voluto che i cittadini si sentissero protagonisti della crescita del proprio paese, ma c'è ancora molto da fare. Da parte dei politici a farsi comprendere, e da parte dei cittadini a esercitare la dovuta pressione. C'è ancora troppo "interesse": Vi è partecipazione solo laddove ci sono interessi (di categoria, associazioni, etc.). Io volevo che si capisse che tutti insieme lavoriamo per questa città. Ci vorrebbe un esame di coscienza da parte di tutti, su questo, perché credo che debba essere il punto di partenza della prossima amministrazione. La politica deve interrogarsi: l'impegno è importante, ma ci vuole qualcosa di più per fare il salto di qualità. Una maggiore partecipazione, una maggiore coscienza civile e sociale da parte dei singoli e di tutte le realtà istituzionali. Alle ultime amministrative Lei ha raccolto un consenso maggiore rispetto alla prima esperienza. Come spiega il fatto di essersi trovato un po' emarginato dalla sua stessa coalizione, nell'ultimo periodo? Io lo interpreto come una cosa fisiologica del processo politico, che è nella logica dei momenti in cui arrivano le scadenze, allora arriva il momento cruciale e la parte stretta dell'imbuto. Qui, credo che debba subentrare la maturità del politico: bisogna sapere che la politica è effettivamente un servizio ed una responsabilità. Se si tiene fermo quale è il bene della collettività, allora anche i momenti di difficoltà sono momenti importanti. Non va dimenticato il ruolo del politico: lavorare su delega, insieme. Il punto più difficile della politica è arrivare alla condivisione, che non significa omologazione, ma un serio e franco dibattito sulle cose di interesse generale, posponendo le proprie esigenze e le proprie vedute. Se avremo questa capacità, verrà fuori la prossima coalizione su basi solide. Si sarebbe potuto fare certamente di più, litigando di meno. Abbiamo fatto il possibile, ognuno ha la coscienza pulita, però quello che si produce è sotto gli occhi di tutti. Com'è stato il rapporto con la destra? In questa legislatura, tranne in casi sporadici, il rapporto con l'opposizione è stato corretto. Anzi, il problema è stato più la maggioranza, che non sempre ha vissuto in pieno il proprio impegno. Tante volte siamo riusciti a svolgere un Consiglio Comunale grazie all'opposizione! Anche qui, però, c'è da dire che se un'Amministrazione non va bene, la colpa è anche dell'opposizione, perché dovrebbe essere capace di stimolare, proporre, pungolare, deviare. Su questo anche l'opposizione ha le sue carenze. Ci spiega la conflittualità evidente che è in seno al suo stesso partito? C'è qualcuno che ha scelto di esprimersi a proprio modo di volta in volta su ogni argomento, c'è poi dall'altra parte un assessore in carica, il presidente del consiglio in carica, un capogruppo in carica… Non c'è un problema della Margherita ma c'è un problema dei singoli. La maggioranza politica ha deciso di non seguire questa linea suicida. Mentre invece la linea di un Sindaco, di un Consigliere, di un Assessore che vengono a lavorare per il paese è quella che onora il mio partito. Cosa ne pensa del Partito Democratico e quale impatto può avere a Sant'Anastasia? E infine, quali caratteristiche dovrà avere il futuro Sindaco? Il Partito Democratico deve andare al di là di DS e Margherita, deve riappropriarsi dell'idea dell'Ulivo che è un grosso partito popolare riformatore, cattolico, di sinistra, che trova degli intenti comuni. La polemica sulla posizione che dovremmo poi avere in Europa la vedo poco intelligente. Il PD è un intervento che ritengo quasi necessario. Non farlo vorrebbe dire non correre come corre la Storia. Andrebbe fatto, io lo vedrei già per l'anno prossimo, per le prossime elezioni locali. Non so se ci sono i presupposti, ma lo vedrei. In questo senso, vedo anche la figura di un prossimo candidato, di un prossimo Sindaco che riesca a mantenere un equilibrio proprio, in modo da far capire che c'è un unico obiettivo: amministrare il pasese nell'interesse di tutti, garantendo il bene di tutti. Deve essere il garante dei cittadini, a qualsiasi partito appartengano essi. Deve essere più democratico possibile, nella capacità di ascoltare tutti allo stesso modo. Deve essere forte, con la capacità di mantenere una posizione… Certo, non è che stiamo creando un uomo perfetto, ma è un uomo che deve sapere che si porta dietro una croce, e da quella croce dovrà essere capace di accogliere tutti.
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