DUE O TRE COSE CHE UN SINDACO NON DOVREBBE FARE

Due premesse. La prima: non si può valutare l’operato di un sindaco e di una giunta dopo quattro mesi. La seconda: governare è difficile, soprattutto dalle nostre parti. Detto questo non si può, però, fare a meno di notare come la fase iniziale dell’amministrazione Allocca sia stata caratterizzata da qualche infortunio che la dice lunga sulla disinvoltura con la quale si gestisce la cosa pubblica. Uno dei primi atti di Allocca è stato quello di arruolare nel suo staff due suoi nipoti: a memoria d’uomo non mi ricordo di un politico fresco di nomina che abbia infilato due parenti stretti nell’ente pubblico che amministra. Certo, sul piano squisitamente formale non c’è niente da dire, e i due ragazzi saranno senz’altro all’altezza del compito; ma dal punto di vista etico è una vicenda che sconcerta. Non si può invitare la gente a credere nella politica e a spacciarsi come l’uomo del rinnovamento se poi tra i primi provvedimenti c’è quello che trova una sistemazione, seppure provvisoria, ai propri familiari. Al sindaco e al capogruppo di An, Giuseppe Nocerino, strenuo difensore dell’assunzione dei nipoti di Allocca, bisognerebbe ricordare che la politica non si fa con la morale, ma neanche senza.

Poi c’è la questione della statua ai caduti in guerra, sotto la quale il primo cittadino ha fatto apporre una targa sulla quale si legge  «In memoria dei caduti qui pose, il sindaco dott. Allocca Raffaele». A mio avviso, un amministratore può firmare un’ordinanza, una delibera, un qualsiasi atto, perché in quelle circostanze esercita il suo potere decisionale. Ma perché “firmare” anche sotto una statua messa lì a nome della collettività (e pagata dalla collettività) e non certo a titolo personale? Il narcisismo, diciamolo, non si addice a chi rappresenta le istituzioni.

Ancora meno esaltante la storia su piazza De Martino, dove con l’alibi di un problema oggettivo gli amministratori hanno dimostrato che quando vogliono (ma solo quando vogliono) la forma è più importante della sostanza. Risultato: ci ha riso dietro tutta Italia. Ed è apparsa quasi grottesca la promessa di realizzare un busto all’illustre padre della Patria;  e la retromarcia è sembrata più il frutto della pressione dell’opinione pubblica che non un libero e genuino convincimento.

Per chiudere citiamo la roboante conferenza stampa nella quale sono state fatte promesse d’ogni genere, come se la campagna elettorale fosse ancora in corso. Non sarebbe il caso, mi chiedo, di tenere un profilo basso almeno per ora, quando di risultati concreti non se ne sono visti? Non è preferibile rinunciare a manifesti, promesse di busti marmorei, monumenti griffati e dichiarazioni infarcite di protagonismo, e dimostrare con i fatti che si è più bravi di quelli che hanno governato fino alla primavera scorsa?

Bruno De Stefano

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