Caso De Martino, il silenzio chiesto dal sindaco si è trasformato in rivolta

La maggioranza boccia la mozione del centrosinistra che rivoleva la piazza intitolata al senatore

 

SOMMA VESUVIANA – Un consiglio comunale infuocato dentro e fuori dall’aula. A scaldare gli animi la vicenda dell’intitolazione della piazza Trivio a Francesco De Martino, se  nell’aula il sindaco Ferdinando Allocca chiedeva il silenzio sulla vicenda, fuori i cittadini si schieravano, anche con parole grosse, a difesa dell’uno o dell’altro fronte politico. Ad agitare ancora di più le acque i lavoratori della Gfg (parcheggi a pagamento) che speravano di ottenere una risposta certa riguardo il loro futuro. “E’ con una certa sofferenza umana, personale e politica che ritorno su questo argomento”, ha esordito il sindaco, “volendo usare le parole che Carlo Azeglio Ciampi usò per commemorare Francesco De Martino, una delle figure più rappresentative, insigne giurista e ispirato da valori di democrazia e giustizia sociale, io come l’allora presidente e con tutti i consiglieri comunali voglio rendere omaggio alle sue virtù scientifiche e politiche. Ho pensato, dopo quello che si è detto in questi giorni sui giornali e i marciapiedi che forse il silenzio è migliore di ogni cosa, si esprime così il rispetto che si deve all’uomo che ha onorato la nostra città e i suoi concittadini. Io porto con me, nel cuore, la stretta di mano del figlio di De Martino che ho voluto incontrare, e dichiaro che il professore Francesco De Martino avrà da parte di questa amministrazione intitolata una piazza, con tanto di busto una piazza, tanto si doveva ed altro non mi va da aggiungere e invito ad un saluto alzandoci in piedi in memoria del senatore”. Un ricordo che è sembrato ipocrita a molti, tanto che dal fondo della sala si è sentito un “Vergogna”. Alzarsi in piedi per ricordare l’uomo cui si è strappata la targa dalle mura del Comune per restituire la piazza a Vittorio Emanuele III, quel re che gli italiani non ricordano né con amore né con rispetto.

“Apprezzo le parole del sindaco”, ha replicato Ciro Raia, capogruppo di Rifondazione Comunista, “come replica alla nostra mozione (quella presentata da tutto il centrosinistra, ndr), ma l’avrei apprezzata ancora di più se fosse stata seguita da un altro impegno.

Invece è stato concluso un atto di sciacallaggio politico e culturale fatto contro la città, anche dai banchi della maggioranza è stato chiesto il perché di un tale gesto (Raffaele Maione, Udc, ndr). Una situazione ridicola, stupida, deprimente, che ci ha lasciato con quei quattro buchi nel muro, adesso questo coccodrillo del senatore mi sembra inopportuno dopo che siamo stati ridicolizzati dall’atto dell’amministrazione. Inutile che chi interverrà dopo di me dica che gli vogliono 10 anni per avere l’intitolazione di una piazza perché ricordo che il lungomare di Jesolo è intitolato a Mike Buongiorno e non mi pare sia ancora morto. Allora ritengo vergognosa la dichiarazione del sindaco, una presa per i fondelli offensiva per tutta la città di Somma e per le persone che credono nella dignità della persona. Il figlio di De Martino è una persona educata e come tale saluta tutti, vi dovete impegnare qui a ridare la stessa piazza al senatore e fare in modo che non ci siano più quei buchi sul muro che sono una vergogna per l’amministrazione e per Somma Vesuviana”. Parole dure che non hanno smosso di un centimetro le intenzioni della coalizione di centrodestra che quando si è trattato di votare la mozione si è compattata, fatti salvi Raffaele Maione (che ha votato a favore del ripristino della piazza, così come Rifondazione, Ds, Polis, I Socialisti, Psdi, l’indipendente Di Sarno), e gli astenuti Mario Aliperta (Forza Italia) e Raffaele Esposito (An) la scelta di Esposito non deve essere piaciuta a Giuseppe Nocerino che pochi momenti prima aveva, con fervore, giustificato il comportamento della giunta e anzi accusato l’amministrazione D’Avino di aver cancellato senza rispetto un nome illustre come quello del re sabaudo. “L’appello al silenzio fatto dal sindaco non è stato evidentemente accolto da Raia”, ha affermato il capogruppo di An, “ci costringe a discutere di una cosa che è pacifica: la personalità di De Martino. Ho frequentato in gioventù la sede socialista, un’idea di cui era innamorato e lo sono ancora. Dico che Raia dovrebbe abbassare i toni e avere rispetto del silenzio di cui parlava il sindaco. Non accetto che pubblicamente venga qualcuno da fuori a dire che la nostra è un’amministrazione da strapazzi, figuriamoci poi il senatore Cesare Marini (intervenuto in un convegno per commemorare De Martino, ndr), dobbiamo stare tutti calmi. Vanno rispettati i Savoia, una famiglia che ha mille anni di storia e che ha creato la nostra patria questo riferimento è doveroso”. A tanti elogi ha risposto con un chiarimento il consigliere del Prc, Michele Mocerino: “Il silenzio non è stato accolto, è vero, ma anche l’invito ad alzarsi in piedi non è stato accolto da molti della maggioranza e questa la dice lunga. De Martino ha dato lustro a questo paese, alla storia d’Italia, Nocerino certe lezioni di storia sui Savoia può andare a farle a Torino, ma non a Napoli dove nel 1861 c’erano i Borboni, Vittorio Emanuele III è considerato un traditore che ha lasciato l’Italia in un momento drammatico e ha firmato le leggi razziali”. Per Crescenzo De Falco, invece, tutta la vicenda è una strumentalizzazione. “La decisione di intitolare la piazza al senatore è nata in questo consiglio”, ha spiegato, “il consigliere Vincenzo D’Alessandro aveva suggerito di intitolargli l’aula consiliare, allora Ciro Raia aprì un dibattito fratricida per dedicargli la piazza, ne è nata una guerra politica e alla fine hanno avuto quello che chiedevano, ma andava bene l’intitolazione di qualsiasi piazza ora si sta strumentalizzando un cittadino che non c’è più. L’amministrazione ha ritenuto opportuno rilevare gli errori burocratici che erano stati fatti e ora sta ponendo rimedio”.

Gabriella Bellini                                  7/12/2006


 

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