Carissima,
io non so tu
chi sia ma è bene che ti dica subito chi sono io. Non faccio parte della
categoria delle mamme. Sono solo una donna.
Ho davanti il
giornale di oggi - parla ancora di tuo figlio - parla ancora di te.
Ti confesso
che ho le lacrime agli occhi.: piango per il piccolo Salvatore che ignaro di ciò
che succede e amato da tutti, cresce ed aspetta che la sua mamma lo stringa al
petto. Lui ancora no sa che chi lo stringerà al petto, chi lo abbraccerà, chi lo
aiuterà a muovere i primi passi non sarai tu.
E piango
soprattutto per te.
Ho deciso di
scriverti per salutarti – per abbracciarti - con una fortissima emozione.
Ho molte cose
da dirti – emozioni e sentimenti da trasmetterti – voglio assumere nei tuoi
confronti l'atteggiamento di una mamma, quella Mamma che tu forse neppure hai
mai avuto.
Hai generato
un figlio: è un evento stupendo e speciale nella vita di una donna: è il
miracolo della vita che si perpetua; per te è stato un evento tremendo.
Salvatore è
tuo figlio – riprenditelo – ti appartiene – non farti più del male!
Non farti più
male di quanto già ti sia stato fatto, perchè solo una persona ferita, una
persona che non ha mai ricevuto Amore, una persona a cui è stato fatto del male
commette un gesto così innaturale.
Abbandonare
un figlio è un atto terribile e solo una fortissima disperazione può forse
“giustificare” un dramma così grande.
In questi
sette giorni ho cercato mille volte di immaginarti.
Io ti
immagino giovane – sola – disperata.
E provo ad
immaginare i tuoi nove mesi di gravidanza – un'altalena di amore e di odio – di
tenerezze e di risse.
Provo ad
immaginare il momento in cui ti sei resa conto che una nuova vita era dentro di
te- che Salvatore c'era davvero.
Magari, e
solo per un momento sarà stato bellissimo – magari ti sei vista già mentre lo
cullavi – mentre lo allattavi – mentre lo stringevi a te se piangeva – ma è
stato un solo attimo e poi ti sei ritrovata da sola e la disperazione ti ha
preso.
Chissà cosa
gli bisbigliavi mentre sentivi i suoi primi movimenti – chissà cosa gli hai
detto mentre gli mettevi addosso quella tutina con i pupazzini. Sono certa che
gli hai detto l'amavi. Ma lui lo saprà mai?
Il piccolo
Salvatore sta bene. Ma qual'è il suo vero nome? Tu nel tuo cuore come l' hai
chiamato? Sono certa che un nome glielo avrai pure dato. Se gli hai comprato una
tutina con i pupazzini, se l'hai tenuto con te per nove mesi, un nome glielo
avrai dato o lo hai chiamato sempre solo Amore?
E tu come
stai?
Io mi chiedo
se hai già realizzato quello che è successo ed è per questo che voglio solo
dirti che la disperazione che ti ha spinto ad abbandonare tuo figlio è niente
rispetto a quella che per una vita intera ti accompagnerà; ed è per questo che
come donna ti imploro: Riprenditi tuo figlio!
E' un grosso
atto di coraggio quello che ti chiedo, ma sarebbe anche un grandissimo gesto d'
amore verso quel bimbo che in fondo tu non hai mai voluto eliminare e che la
disperazione ti ha spinto ad abbandonare.
Riprenditelo
– Noi tutti ti saremmo vicino.
Nella mia
grande casa manca un bimbo.
Potresti
vivere con tuo figlio presso di me per il tempo che vorrai – per sempre se
vorrai.
Sarei per te
una sorella maggiore (credo tu non ne abbia) e il piccolo avrebbe anche una
nonna.
Sarebbe la
fine del tuo dramma – ma avresti fatto felice anche me.
Io vi voglio
già bene.
Carmen
Esposito