L’INNARIO DEL XVI SECOLO
CUSTODITO NELL’ARCHIVIO STORICO DI SOMMA
I
manoscritti liturgici in alfabeto latino custoditi nell’archivio storico
cittadino costituiscono per la nostra città un patrimonio bibliografico di
rilevante valore storico e artistico. Appartenuti alla biblioteca monastica di
Santa Maria del Pozzo, dispersi e smembrati nel corso dei secoli, sono confluiti
nell’attuale archivio dopo una lunga odissea. Una circolare, inviata dal
Prefetto di Napoli il 24 aprile 1869 al nostro Comune, decretò l’affidamento
dell’intero “corpus” librario del soppresso monastero francescano alla
Municipalità sommese. Questi raffinati libri di preghiera, databili tra il XV e
XVI secolo, erano legati alla vita spirituale e liturgica del monastero.
Il
progetto di catalogazione, che l’archivio sta inaugurando in questi mesi,
intende offrire agli utenti l’intero complesso di testimonianze culturali e
soprattutto sta cercando di ampliare le conoscenze su questo raro patrimonio.
Tale progetto si affianca alle iniziative già avviate con la pubblicazione del
Fondo Librario Speciale, grazie soprattutto all’intervento della dott. ssa Anna
Rita Auriemma, che sta impegnando gratuitamente una parte della sua attività
professionale nella digitalizzazione del materiale archivistico. I libri
liturgici si dividono, riguardo al loro contenuto, in due grandi categorie:
quelli riservati alla celebrazione della Messa e quelli riservati all’Ufficio
divino o Liturgia delle Ore. Ad aprire la sezione manoscritta è l’elegante
innario cartaceo del XVI secolo riccamente decorato e in scrittura
gotica corale di modulo grosso. Le lettere che compongono il testo sono state
eseguite a pennello e a penna: infatti, come riferisce Cinzia Pasanisi,
dalla corposità delle lettere si dipartono linee sottilissime, a forme di
virgola e riccioli, realizzate a penna, che si espandono oltre il segno della
lettera…(1). Le iniziali dei versetti vestono di rosso, tranne la lettera
iniziale del primo verso che è d’oro, ornata con decorazioni floreali stilizzate
in rosso, verde e azzurro. Il manoscritto, ridotto a due soli “folii” (due recti
e un verso), presenta uno specchio rigato, costituito da quattro righe
tracciate orizzontalmente e verticalmente, che racchiude il campo destinato alla
scrittura (2). L’inno in versetti, il noto Te deum laudamus,
fu probabilmente scritto da Niceta, vescovo di Remesiana, ma la tradizione
cristiana lo attribuisce ai Santi Ambrogio e Agostino. Era cantato a cori
alterni Dominica ad matutinum post duodecim Lectionum, seguendo
la melodia gregoriana in notazione quadrata posta sul tetragramma rosso.
Normalmente gli inni sono in forma metrica e strofica, il Te Deum, invece, è
liberamente versificato, di origini arcaiche e d’ispirazione salmica. Nel
monastero i frati francescani conducevano una vita fatta di assiduo lavoro e
regolarmente in determinate ore del giorno si riunivano in coro per lodare e
ringraziare la SS. Trinità. L’uso collettivo di questi manoscritti “corali”,
che dovevano poggiare su alti e grossi legii ed essere visti da molte persone,
ne spiega le grosse dimensioni, la notazione e il testo molto grandi.
La
nostra speranza resta legata all’immediato restauro di questi manoscritti: è
indispensabile, infatti, operare un recupero dei volumi, affidandoli a un
laboratorio di restauro che s’interessi sia della rilegatura esterna che delle
pagine interne. Per ora ci accontentiamo di proporre la visualizzazione di
queste pregevoli opere, oltre a questa breve analisi del testo. Termino, facendo
appello a un intervento risolutore delle autorità politiche, affinché non si
disperdano per sempre meravigliose testimonianze della nostra storia.
Alessandro Masulli
Note
1)
Pasanisi Cinzia, I manoscritti dell’Archivio Comunale di Somma, in Summana
n°25, Marigliano, Settembre 1992, Tipo-Lito “Istituto Anselmi”, 17
2)
Pasanisi Cinzia, art.cit.,17