LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI SOMMA VESUVIANA

 

Gent.Ma Signora De Siervo,

la lettura del suo articolo su il Cittadino mi spinge a qualche riflessione.

Signora De Siervo, se quel grande a cui Lei allude è il Commendatore Francesco De Siervo, allora, mi perdoni, anche se sua figlia, credo che non Le sia consentito tirarlo per la giacca.

Mai il Commendatore avrebbe avallato lo scempio del nome di  De Martino, che  ha fatto ridere e ha disgustato l’Italia intera. Ancora oggi a distanza di un mese dall’evento alte personalità del mondo politico italiano, di destra e di sinistra, ne parlano.

Mai avrebbe avallato l’inserimento di suoi parenti nella pubblica amministrazione, se sbaglio mi dica quali sono i suoi parenti a cui il Commendatore ha dato “il posto”.

Mai avrebbe bollato come “mancanza di materia grigia” e “mancanza di stoffa” il disagio di chi, eletto dal popolo, con anche il quadruplo delle sue preferenze, mostra reale insofferenza per l’andazzo, sinceramente poco trasparente, della gestione amministrativa.

Mai si sarebbe appropriato, dicendo panzane che hanno del grottesco, di progetti della passata amministrazione.

Mai avrebbe giustificato il pagamento di debiti elettorali dicendo che la macchina comunale era allo sfascio e i suoi dipendenti poco meno che fannulloni e attaccabrighe.

Mai avrebbe gridato ai quattro venti del successo della raccolta dei rifiuti, senza spiegare il come e i costi, facendo chiaramente capire che c’è qualcosa da nascondere.

Mai avrebbe revocato un valente professionista che aveva, se non altro, il grande merito dell’educazione, della competenza e della ricchezza del dissenso. Non chiedeva altro che fare del comune una casa di vetro.

Mai si è autocelebrato facendo scrivere “qui pose il Comm. Francesco De Siervo”.

Per questo Signora io Le chiedo il rispetto per quel Sindaco “antico”, considerato un  Padre della Patria, per i cittadini, per quei consiglieri, che si sono guadagnati i “galloni” sul campo del consenso, e non sono stati, come Lei, catapultati sullo scranno più alto del consiglio, dopo aver ottenuto scarsissimo consenso, ma forte di una pesante promessa elettorale. Tanti più di Lei, mi consenta, meritavano quel posto.

Chieda scusa Signora, occupa un posto a cui i cittadini non l’hanno chiamata, sii coerente, esca in punta di piedi, faccia da neofita le sue esperienze, aspetti di essere votata adeguatamente e poi, solo poi, chieda di occupare il posto che occupa.

Non me ne voglia Signora, non è un attacco alla sua persona, ma fa male,  ed è scorretto, il suo paragone con un grande della politica sommese, anche se è suo padre.

 

E.V.                                 28/12/06

  OGGI E' info@ivesuviani.com